sabato 25 giugno 2016

Il lungo viaggio delle ortensie

Se si pensa ad un giardino, una delle prime piante che viene in mente è senza dubbio l’ortensia. Tutti la sanno riconoscere, è una di quei fiori che fanno parte delle conoscenze botaniche della maggior parte delle persone. 









Le ortensie di casa Balostro

Il nome “Ortensia” è utilizzato genericamente per indicare le varietà di Hydrangea Macrophilla soprattutto sul continente Europeo. Nel mondo anglosassone invece si predilige proprio il termine “Hydrangea” per identificare tutte le varietà appartenenti a questo genere.

Gli studiosi attribuiscono la scelta del nome Hortensia al botanico francese Philibert Commercon che la trovò sul’isola di Bourbon nel 1771 e che probabilmente la volle dedicare all’amica Nicole Reine Lepaute, chiamata Hortense.

Il secondo termine Hydrangea (scelto per identificare il genere) fu utilizzato per la prima volta dall’olandese Johann Frederick Gronov nel 1739 per identificare una pianta spontanea della Virgina. L’ipotesi più accreditata per l'origine di questo nome stabilisce che si tratta di un neologismo di derivazione greca: Hydra (acqua) e Angeon (recipiente) per richiamare la forma dei semi che ricordano antichi recipienti per la raccolta dell’acqua.

Ma da dove arriva questa pianta che predilige gli spazi un po’ ombreggiati di orti e giardini, che ha bisogno di abbondanti irrigazioni nei mesi più caldi, ma che riesce ad adattarsi molto bene anche ai terreni abbandonati dove, in assenza di potature, raggiunge dimensioni notevoli? Per rispondere a questa domanda dovremo, ancora una volta, imbarcarci su un vascello e tornare indietro nel tempo, fino al XVIII secolo.
 Ancora ortensie di casa Balostro

 La centenaria ortensia di casa Bagnasco Hydrangea macrophylla Otaksa (1894)

La prima tappa ci porta in America settentrionale alla scoperta dei primi esemplari di Hydrangea. Fu l’esploratore John Clayton ad inviare in Europa un erbario nel quale comparve il primo esemplare di Hydrangea, così chiamata dall’olandese Gronov e in seguito catalogata da Carl Von Linné. Questo esemplare di idrangea americana, in realtà aveva già fatto la sua comparsa nel giardino del mercante inglese Peter Collison nel 1736, infatti i viaggi dei cacciatori di piante spesso erano sovvenzionati da ricchi mecenati che erano i primi a ricevere semi o esemplari vivi per le loro tenute.

Tra le varietà introdotte dal Nord America, la più interessante èfu senza dubbio Hydrangea Quercifolia, così chiamata appunto per la forma delle foglie molti simili a quelle della quercia e che presenta grandi infiorescenze a forma di cono (panicoli). Ancora poco diffusa nei nostri giardini è sicuramente una specie interessante, giunta in Europa dopo il 1773, anno della prima classificazione.

 Hydrangea Quercifolia

Nel 1774 giunsero in Francia 34 casse contenenti l’erbario e gli effetti personali del già citato botanico Commercon, morto sull’Isola di Bourbon nel 1773. Per sua volontà, le copie dell’erbario furono consegnate ai principali atenei europei e ad alcuni prestigiosi giardini botanici, tra cui quello di Genova.

Di ritorno dal Nord America, il nostro viaggio alla scoperta delle ortensie prosegue a bordo di uno dei Tea Clippers della Compagnia delle Indie Orientali sul quale incontriamo i cacciatori di piante che, esplorando i giardini cinesi e giapponesi, si imbatterono in questa nuova varietà botanica inizialmente paragonata al Viburno e al Sambuco.

A Londra nel frattempo venne fondata la Linnean Society, diretta da Sir James Edward Smith che acquistò tutto il frutto del lavoro di Linneo  e pubblicò, tra il 1790 e il 1793 la tavola di una nuova varietà di origine cinese Hydrangea Hortensis inviata nel 1790 da Sir Joseph Banks (lo stesso dal quale presero il nome le Rose Banskiae) e importata in Inghilterra dallo stesso Mr Slater che introdusse una delle quattro rose cinesi di cui abbiamo già parlato, la Slater’s Crimson China.

Per tutto l’ 800 continuò il febbrile e affascinante lavoro di cacciatori di piante e botanici che introdussero in Europa e a catalogarono nuove varietà di questa affascinante specie diffusa spontaneamente nelle Americhe e in Asia. 

Anche nel corso del ‘900 continuarono le importazioni e iniziarono le ibridazioni.

In base a quanto suggerito dall’ibridatore Michael Haworth-Booth le infirorescenze  si possono classificare in due tipologia: mophead, cioè globosa, quella della tipica ortensia, e lacecap, cioè a cuffia di pizzo tipica delle varietà giapponesi. Molto interessante fare un tuffo all’interno di queste spettacolari infiorescenze: i petali colorati più grandi sono sterili, servono soprattutto per attirare gli insetti impollinatori sui più piccoli, a volte minuscoli, fiori fertili.
 Fiori fertili di Hoi-no-hoshi
                                                           

Hydrangea serrata Hoi-no-hoshi nel mio giardino scoperta nel 2000 in Korea

Le foglie possono avere dimensioni e forme diverse. Normalmente sono caduche e di forma ellittica e lanceolata. Alcune hanno profonde nervature. Ricordo che uno dei giochi preferiti della mia infanzia era “cucinare” per finta le foglie delle ortensie del giardino di Langasco, ormai centenarie. Normalmente erano bistecche, ma tagliate e striscioline sottili potevano anche diventare ottime tagliatelle al pesto. I fiori erano per lo più ravioli o squisiti dolcetti.

Attenzione però perché l’ortensia non è una pianta commestibile. L’unica cultivar edule è la Hydrangea serrata Oamacha, dalla quale i giapponesi estraggono un tè dolce utilizzato anche per rituali lavaggi della statua del Buddha.

 Hydrangea Oamacha


  Hydrangea "Romance" nel mio giardino

  
  Hydrangea "Mirai"nel mio giardino (1990 Mototeru Yatabe)


Ringrazio Simona, Cristina e Franco per avere condiviso con noi le foto delle loro spettacolari ortensie. 

Per approfondire la conoscenza delle ortensie suggerisco "Ortensie e idrangee" Eva Boasso Ormezzano. Edito da L'Artistica Editrice

Le immagini di Hydrangea Quercifolia e Oamacha sono tratte dal web






mercoledì 22 giugno 2016

RHS Chelsea Flower Show 2016

Parlando di Chelsea, chi ama Londra penserà al bellissimo quartiere, chi è amante del pallone alla blasonata squadra di calcio, magari qualcuno si ricorderà della (piuttosto bruttina) figlia del presidente Clinton. Chi ama il giardinaggio però, pensando a Chelsea non può non rammentare il mitico "RHS Chelsea Flower Show" che si è tenuto a Londra, nei giardini del Royal Hospital Chelsea, dal 24 al 28 maggio 2016, giunto all'edizione numero 103. Centinaia gli espositori e i garden designer che si cimentano negli allestimenti, pronti a sfidarsi per vincere gli awards più prestigiosi.
Lo organizza la celeberrima Royal Horticultural Society, fondata a Londra nel 1804 con il nome di Horticultural Society of London e ribattezzata con l'attuale denominazione nel 1846. Questa associazione senza scopo di lucro si propone di promuovere il giardinaggio e la cura delle piante ad altissimo livello, senza dimenticare la flora selvatica e la salvaguardia ambientale in generale.

Ovviamente in Inghilterra questa mostra è un'istituzione, un vero e proprio evento mondano, con celebrità e membri della  famiglia reale che fanno a gara per farsi fotografare fra piante e giardini, e inoltre detta i trend del giardinaggio dell'anno.

La duchessa di Cambridge e sua maestà la Regina hanno presenziato con la loro abituale eleganza.


Spulciando fra le pagine del Telegraph, scopriamo un inaspettato mood positivo per le installazioni marmoree e rocciose, con giardini piuttosto minimalisti.

Il giornale stesso ha partecipato con un giardino su questo stile, creato dal garden designer Andy Sturgeon, e ha vinto il titolo di "Best in show garden"



 Molti floricultori hanno dedicato ai novant'anni della Regina le proprie creazioni floreali e il nostro amato David Austin ha creato una nuova rosa in onore dello scrittore per ragazzi Roald Dahl.

Il classico profilo di Elisabetta II realizzato con fiori dalle bellissime sfumature:


La rosa di Austin dedicata a Roald Dahl:



Interflora, marchio ben noto anche qui da noi, ha creato una spettacolare installazione dal titolo "Time for tea":


Decisamente la nostra preferita!

In rete, trovate decine di fotografie e articoli per approfondire l'argomento, noi speriamo di avervi ingolosito. Chi può dirlo? Magari il prossimo anno faremo un reportage dal vivo! Intanto meditiamo sull'iscrizione alla RHS...

A presto!

Fotografie tratte da:
 http://www.telegraph.co.uk/
http://www.davidaustinroses.co.uk/
https://www.rhs.org.uk/

sabato 4 giugno 2016

Gertrude Jekyll: la regina del cottage garden

Scrivendo di cottage garden, non si può non dedicare un post (anzi, sicuramente più di uno) ad una donna, artista e giardiniera che ha fatto e continua a fare la storia del giardino naturale all'inglese e che sentiamo vicina perchè anche lei amava i suoi animali domestici e l'arte, in particolare l'illustrazione ad acquerello.

Gertrude Jekyll nata nel 1843 e morta nel 1932 è vissuta a cavallo di due secoli che hanno visto il nostro mondo trasformarsi.

Nata in epoca vittoriana da una famiglia appartenente alla borghesia, ebbe una formazione che ricalca, in parte, quella tradizionalmente impartita alle sue contemporanee: arte, pittura e ricamo. Studiò alla South Kensington School of Art dove apprese le tecniche della pittura ad olio e dell'acquerello, specializzandosi da subito in pittura botanica e paesaggistica, ispirandosi a William Turner, uno dei più grandi pittori del suo tempo. Ebbe la fortuna di conoscere e frequentare gli esteti del suo tempo: John Ruskin e William Morris, teorici dell'Art and Craft che intendeva far entrare l'arte nel quotidiano grigiore delle città industriali per risollevare l'animo della working class con la bellezza. Questa ricerca del bello armonico determinò la sua filosofia giardiniera, che poi è anche la nostra: ci deve essere sintonia tra la casa e il giardino che ne è la naturale prosecuzione. Ogni pianta deve essere studiata per conoscerne il portamento, le fasi di crescita, il cromatismo a volte cangiante e poi impiantata accanto ad altre che saranno state scelte nello stesso modo. Il risultato finale dovrà apparire perfetto nella sua naturalezza, proprio come se un pittore lo avesse dipinto.


Schema di impianto realizzato da Gertrude Jekyll

Le teorie della Jekyll si allineano alla rivoluzione paesaggistica avviata nel XVIII secolo da altri giardinieri che si ribellarono al formalismo del giardino all'italiana o alla francese che avevano dominato  il paesaggio inglese fin dall'epoca dei Tudor. Uno fra tutti Lancelot Capability Brown (1716-1783) che avviò la "liberazione dei giardini" dalla rigidità di aiuole e siepi, inserendo nel paesaggio sempre più spontaneo, elementi quali statue, grotte, rivi e laghetti perfettamente armonizzati con la natura che li ospita. Un altro giardiniere "rivoluzionario" fu William Robinson, contemporaneo di Gertrude che si allineò subito alla sua impostazione di un paesaggio libero e naturale.

Sia Robinson che la Jekyll cominciarono ad inserire nei loro giardini  anche molte varietà botaniche nuove portate in patria dai "cacciatori di piante", esploratori coraggiosi che si spinsero in terre fino ad allora sconosciute, allo scopo di ampliare la conoscenza del mondo florovivaistico ed arricchire così i giardini d'Inghilterra. Fedeli allo scopo di rendere l'insieme il più armonico possibile, queste nuove varietà erano inserite in modo da apparire spontanee. Anche la scelta di materiale locale per costruire muretti, scalette e viali rispondeva alla volontà di totale naturalezza dell'insieme.

Nel 1876 alla morte del padre, la madre di Gertrude fece costruire un cottage nel Surrey a Munsted Heath. Qui Gertrude cominciò a mettere in pratica le sue idee paesaggistiche, realizzando un giardino così interessante da essere addirittura meta di pellegrinaggio di importanti botanici contemporanei che  ne decretarono la scalata alla popolarità. L'amicizia con il giovane architetto Edwin Lutyens avviò una collaborazione importante che porterà alla realizzazione di 400 giardini tra Regno Unito, Europa e Stati Uniti. Frutto di questa amicizia fu anche la tenuta Munsted Wood nella quale Gertrude si trasferì nel 1897, a pochi passi dalla casa materna. Il bosco giardino tanto amato dalla Jekyll è un capolavoro paesaggistico che non solo armonizza il cottage con il giardino, ma anche il bosco circostante con quest'ultimo, essendone la naturale prosecuzione. Non ci sono siepi o staccionate a separare il boschetto dal prato, ma un lento degradare di piante e arbusti che si adattano man mano all'habit tipico del sottobosco. Tra le  piante più adatte al bosco-giardino le rose, ancora una volta, si spingono fin sotto agli alberi di nocciole e ci accompagnano senza farci accorgere di essere usciti dal prato. Rose canine, si intende o pimpinellifolie che si adattano all'ombra e ai suoli poveri. E poi l'elleboro che in natura si trova proprio nei boschi e che la Jekyll suggerisce di impiantare alla base degli alberi. I semi cadranno e si creeranno stupendi cespugli in fiore nei mesi invernali. Altra piantina adatta a vivere al margine del bosco è naturalmente la primula. A Munsted se ne possono ammirare a centinaia appartenenti alla varietà che ha preso il nome dalla tenuta.
 
                                                               



Elleboro

















Anche il mio Secret Garden in divenire degrada verso un piccolo boschetto di noccioli che limita la nostra proprietà dal bosco retrostante. Lo sto progettando con in mano il libro "Testamento di un giardiniere" edito da Franco Muzzio Editore, che raccoglie i tanti articoli pubblicati da Gertrude Jekyll su importanti riviste come Country Life, Journal of the Royal Horticultural Society e Gardening Illustrated. E' una piacevole lettura, ma soprattutto un buon manuale nel quale trovare consigli e suggerimenti su come progettare un perfetto cottage garden a partire anche dalle piante che già ci sono. E poi, leggere che anche l'errore di valutazione è accettato come parte del percorso di progettazione del proprio giardino è sicuramente incoraggiante per me che di errori ne compio ancora molti purtroppo.


Per finire, mi piace ricordare una Gertrude Jekyll forse meno nota, ma ugualmente interessante. Essendo un'ottima autrice di acquerelli illustrò un libro per bambini intitolato "Children and Gardens" e dipinse spesso caricature del suo amato gatto Thomas "Puss-in Boots", avvicinandosi molto allo stile di Beatrix Potter altra artista-giardiniera che tanto amiamo. Infine, cosa ancora più interessante, Gertrude Jekyll fu molto attiva nel movimento delle Suffragette, partecipando alle manifestazioni e ricamando stendardi e slogan per la sezione locale di Godalmining (Surrey) nel cui museo si possono ammirare molti suoi manoscritti, disegni e oggetti personali.















Colpita da una malattia degenerativa agli occhi, questa grande donna creatrice di bellezza morì nel 1932 lasciandoci in eredità  consigli e meravigliosi giardini. A lei David Austin ha dedicato due rose stupende, quella che porta il suo nome e quella dedicata al bosco giardino Munsted Wood che è già a dimora in una delle aiuole della prima terrazza di casa mia e che mi sta per regalare una stupenda fioritura vellutata.


Gertrude Jekyll, David Austin

 
                                                                                      Munsted Wood- David Austin



Sabrina


Le foto sono tratte da:
Public Catalogue Foundation/NPG/Wikipedia
www. gertrudejekyll.co.uk
www.archives.ced.berkeley.edu
gardenartineuropeaculture.blogspot.com

Bibliografia
Testamento di un Giardiniere, Gertrude jekyll, Franco Muzzio Editore
www.gertrudejekyll.co.uk










domenica 29 maggio 2016

Viaggio nel Cottage Garden

Il cottage garden che ha ispirato il nome del nostro blog è uno stile di giardinaggio tipicamente britannico, la cui filosofia è anche alla base dei nostri  giardini personali (o almeno ci proviamo...).
Oggi vi raccontiamo in breve, senza ovviamente la pretesa di essere esaustive, di cosa si tratta e quali sono le sue origini. Chi volesse approfondire, può sicuramente trovare molti testi sull'argomento. Per avere una panoramica completa dello stile Cottage Garden e moltissimi consigli su come trasformare il proprio giardino, vi consigliamo il libro "The cottage garden" di Christopher Lloyd (non l'attore di Ritorno al futuro!).

 E' un volume edito nel 1990 e disponibile solo in lingua inglese, facilmente acquistabile anche usato online (di recente è stato ristampato ma la nuova edizione è molto più costosa, vi consigliamo caldamente di optare per la seconda mano). Attraverso spiegazioni chiare e magnifiche fotografie, vi accompagnerà passo passo nel mondo del cottage gardening. Alcune immagini di questo post sono tratte proprio da questo libro. Altre invece sono pescate in rete.

Lo stile Cottage Garden prevede  design informale, niente geometrie e schemi prefissati, uso di materiali tradizionali come legno o pietra, piante e fiori molto fitti, una mescolanza di piante ornamentali e altre per uso alimentare. Da sempre diffuso nei cottage britannici della working class, dal 1870 ha iniziato ad essere codificato come vero e proprio stile di giardinaggio. Potremmo sintetizzarlo nella definizione di "disordine ordinato".


Di solito il cottage garden non è  molto esteso ed è chiuso, magari da una cancellata sormontata da rose rampicanti. Le piante tradizionali sono le rose, appunto, soprattutto le varietà antiche e molto profumate, non rifiorenti, le margherite, le viole, le calendule i lupini e i delphinium.

Lavanda, nasturzi, peonie, ortensie, elleboro possono entrare a buon diritto a far parte di questo stile. Fra i rampicanti, oltre alle immancabili rose e al glicine, non si può non citare la clematis.


 Accanto a fiori colorati, non mancano le erbe officinali (salvia e timo soprattutto), gli ortaggi, gli alberi da frutto e magari un alveare e qualche animale da cortile che scorrazza. Fra i rampicanti, oltre alle immancabili rose, non si può non citare la clematis.


 Nasce come un giardino che coniuga la bellezza con la praticità e la funzionalità e va pensato per dare il meglio di sè in ogni stagione.

Per gli appassionati, come noi due, di Beatrix Potter: avete presente l'orto del signor McGregor, teatro di tante avventure e tanti guai per il piccolo Peter Coniglio e per suo cugino Benjamin? Ebbene, quello è un ottimo esempio di cottage garden, con i fiori che vanno a braccetto con erbe ed ortaggi. Infatti, in lingua originale, viene definito "Mr McGregor's Garden", non a caso.



A presto per un altro viaggio nel mondo del gardening!

Valeria


giovedì 26 maggio 2016

Il roseto del dottore

Tempo fa, un'amica che sa quanto io ami le rose mi ha proposto di andare a visitare il giardino di un conoscente della sua famiglia. Ovviamente ho accettato, entusiasta della possibilità di conoscere un appassionato collezionista come me e di poterne carpire i segreti.
Oggi siamo andate. Ho visitato un luogo da togliere il fiato: una collezione di 200 varietà che circonda una casa costruita nel 1834. Quello che mi è rimasto più nel cuore, però è stato l'incontro con il Dottor Giuseppe Maria Rissone, una di quelle persone che si ascolterebbero per ore e che difficilmente si possono dimenticare.


Il Dottore mi ha accolta in compagnia del suo meraviglioso cane con una grande generosità. Entusiasta di poter raccontare della sua passione nata fin da bambino. Alcune rose della sua mamma sono ancora lì, belle e vigorose, circondate da varietà antiche e moderne: Queen Elizabeth, Monsier Hulot, Tempi Moderni, Gitana, Moscatella, Lea Massari, Crimson Glory, Pierre de Ronsard, Gertrude Jekyll e molte altre.

Camminare nel vialetto adornato da un lungo arco ricoperto da rose splendide, ascoltando come il Dottore ha reperito i vari esemplari, ancora una volta mi ha confermato che amare le rose è una forma di cultura perchè ognuna racchiude una storia che parte nel vivaio di produzione e arriva ad intrecciarsi con quella del collezionista che la vuole nel suo giardino per mille ragioni diverse: il colore, il nome, il profumo...




Passando da una rosa all'altra però, la storia più bella l'ho ascoltata nella splendida piccola  cappella privata della  casa dove il Dottore mi ha raccontato della sua esperienza come medico di guerra. Ancora oggi, se Medici Senza Frontiere lo chiama, il Dott. Rissone non esista a mettersi in viaggio: l'Africa, quella terribile delle guerra, del Rwuanda, della povertà l'ha visitata diverse volte, occupandosi non solo di curare, ma anche di trasmettere le sue competenze ai medici locali.


Ascoltando storie di morte e dolore, non posso non pensare che quegli occhi buoni devono averne viste di cose terribili, e forse tornare a casa dalle sue rose lo ha aiutato a ritrovare la serenità del quotidiano. E chissà,  magari queste rose sono così belle proprio perchè la persona che le cura è un uomo buono, un uomo di pace che sono felice di avere conosciuto e che non potrò mai dimenticare.....











S.

sabato 21 maggio 2016

Rose al profumo di tè

Nel nostro blog si scriverà molto di rose perchè è una passione che ci accomuna davvero. La rosa non è solo un fiore stupendo da ammirare, è cultura e storia. Ogni vero appassionato di questo fiore ama documentarsi sulle piante che arricchiscono il suo giardino. I nostri roseti sono in divenire e ve ne racconteremo ogni singola pianta scelta non solo per la sua bellezza, ma anche per la storia che si porta dietro, sia essa antica che moderna. 

Il nostro racconto di oggi parte da lontano, vi siete mai chiesti perchè le rose "tea" si chiamino così? E perchè alcune rose antiche siano rifiorenti e altre no? Mettiamoci in viaggio e cerchiamo le risposte.....

Tutto inizia quando a partire dalla fine del XVI secolo, i vascelli delle varie compagnie delle Indie iniziano a solcare i mari verso oriente, portando in Europa meraviglie fino ad allora sconosciute. Nella seconda metà del '700, a bordo dei Tea Clippers (i mercatili della Compagnia delle Indie Britannica) furono trasportate anche alcune varietà di rose che avrebbero radicalmente rivoluzionato il mondo della botanica.
La Cina è sempre stata la terra delle rose e quando Marco Polo e i primi mercanti europei raggiunsero il lontano oriente, i cinesi coltivavano e ibridavano rose già da duemila anni.
E' probabile che alcune rose cinesi fossero già arrivate in Europa prima del '700 in maniera casuale e sporadica, senza però influenzare radicalmente la floricultura locale. Il potenziale di queste specie innovative divenne evidente solo in seguito, quando Linneo classificò la prima cinese rifiorente nel 1752 chiamandola Rosa Indica.
Fu proprio il gene della rifiorenza, fino ad allora sconosciuto nelle varietà botaniche Europee, a rivoluzionare il mondo della coltivazione grazie a quattro esemplari di rose, definite "Stud Chinas" che affascinarono i botanici e gli ibridatori per la loro continua produzione di fiori e per il loro colore innovativo.

Nel 1792 Gilbert Slater introdusse la "Yue Yue Hong", poi ribatezzata Slater's Crimson China. Di colore rosso cremisi viene considerata l'antenata delle nostre rose rosse.



Nello stesso periodo, il diplomatico John Stauton trovò nei vivai di Canton un rifiorentissimo esemplare di colore rosa argentato, in seguito battezzata "Old Blush" (sulla sua rifiorenza sono pronta a testimoniare perchè ce l'ho nel mio roseto ed è una produzione continua di boccioli, S.)
















Nel 1809, Sir Abraham Hume importò una pianta rosa pallido, vagamente profumanta di tè, chiamata poi "Hume Blush Tea-Scented China". Josephine Beauharnais, appassionata collezionista di rose di cui torneremo a parlare presto, convinse l'ex marito Napoleone Bonaparte ad interrompere il blocco navale imposto alla Gran Bretagna per far arrivare nel suo roseto della Malmaison un esemplare di questa rosa.



Infine, nel 1824 John Damper Parks portò in Inghilterra l'antenata delle rose gialle oggi molto diffse, la "Yellow Tea- Scented China".
Queste rose furono definite "Tea-Scented", cioè profumate di tè, probabilmente perchè viaggiando nei vascelli accanto alle casse che contenevano le foglie essiccate della pianta del tè (Camellia Sinensis) ne avevano assunto l'aroma Da qui il nome di alcune delle loro discendenti: le rose tea (tè in inglese)

    

(Foto tratte da Pinterest, Acquerelli botanici di Pierre J. Redoutè 
 tranne Old Blush  di Sabrina. 
Bibliografia: "The Graham Stuart Thomas Rose Book" Sagapress, Timber Press) 

Abbiamo ancora molte storia da raccontare e non solo....seguiteci!
Sabrina&Valeria