mercoledì 20 luglio 2016

Un sogno di rose

"C’era una volta una rosa bianca come il burro, delicata, ma al tempo stesso forte, robusta, vigorosa tanto da farsi strada tra le recinzioni di due giardini confinanti e farsi notare, prepotente e affascinante ammaliatrice, da una famiglia di Brescia che, colpita dal suo incantesimo di bellezza, decise di iniziare a coltivare rose per riempire il mondo con il loro incanto."


                                                                    Alberic Barbier, 1900

Quella rosa si chiamava Alberic Barbier e la famiglia Rizzonelli  non è la protagonista di un racconto di fantasia, ma di una bellissima storia nella quale mi sono imbattuta per caso sfogliando le pagine di una rivista di giardinaggio. Affascinata dai protagonisti del mondo vivaistico, specie se legato alle rose, ho contattato l’azienda per chiedere di poter scrivere un post su di loro per questa nuova avventura online. Ho da subito avuto una risposta molto positiva da parte di Giovanni, figlio dei proprietari, che mi ha dato tutte le informazioni necessarie a raccontare la storia del Vivaio Rose Rifiorentissime di Ciliverghe di Mazzano, in provincia di Brescia.

Roberto Rizzonelli e Adriana Balzi, affascinati dalla rifiorenza e dallo splendore della Alberic Barbier piantata dal vicino di casa e prepotentemente debordata nel loro giardino, nel 2001 decisero di avviare un vivaio di rose a Brescia.  Scelsero un campo dove in precedenza veniva coltivato il granoturco, costruendo un fabbricato che riproduce così fedelmente gli edifici di una volta da sembrare assolutamente autentico: travi, capriate, coppi antichi, muro in pietra, arredamento d’antan, pavimento in cotto recuperato dalla demolizione di un palazzo d’epoca, insomma, sembra di entrare in un orto botanico settecentesco.



                                         La planimetria del vivaio Rose Rifiorentissime



                                                                    La sede del vivaio





Poi la scelta delle rose: la Signora Adriana ha girato l'Europa alla ricerca di rose particolari e rare, alcune addirittura completamente scomparse dal mercato. La scoperta più sensazionale e del tutto casuale  fu l’incontro con un anziano collezionista ungherese che le mostrò i tesori raccolti nel corso di una intera esistenza, consentendole di riprodurle, dando così nuova vita a queste varietà pressoché introvabili: una vera e propria “banca” di preziosi esemplari storici.




Per un’appassionata come me, l’esperienza della famiglia Rizzonelli è come un sogno. Solo i collezionisti possono capire l’emozione della ricerca, la gioia della scoperta e la soddisfazione del potere piantare in un angolo del proprio roseto, per quanto piccolo come il mio, una rosa che si credeva perduta o una varietà molto antica. E solo chi ama le rose in modo un po’ folle come me, può capire la gioia di conoscere, anche se solo a distanza, persone che hanno realizzato il proprio “sogno di rose”. Con fatica, certo, con sacrificio. Perché coltivare la terra, dedicarsi alle proprie piante facendone una scelta di vita non è facile, richiede costanza e dedizione. Ma con questa fatica e dedizione la famiglia Rizzonelli contribuisce a rendere più belli e colorati i nostri giardini, possiamo non essere loro riconoscenti?

Quindici anni dopo, Rose Rifiorentissime (l'azienda si chiama così perchè il 70-75 % dell’ assortimento è composto da varietà molto rifiorenti) è un'azienda specializzata in rose provenienti da collezioni dei più importanti ibridatori europei e nella progettazione di splendidi "Giardini di Rose".
Il vivaio vanta un assortimento di oltre 350 varietà e il visitatore può accedere alla documentazione scientifica su ogni rosa per potere scegliere al meglio. Come dice Giovanni che ci accompagna in questa visita virtuale: è impossibile uscire senza aver trovato la rosa che si cerca: “abbiamo rose con forme, colori, petali e spine particolarissimi: vi sono rose striate, rose di color lilla, di color terracotta, oppure la rosa nera ovvero la famosa Black Baccara".
 Black Baccara



                                                                
La distesa infinita di rose all'interno del vivaio, lo sentite il profumo?

Tra le categorie presenti in vivaio citiamo le  Rose Floribunda (di altezza media, di solito massimo un metro, molto rifiorenti, dal fiore medio-grande, che fanno fiori in corimbi di solito di massimo 4-5 fiori, molto generose nella rifiorenza, ma scarsamente profumate);  Rose Minifloribunda (molto simili alle floribunde, solo che sono di dimensioni più modeste, spesso 40-60 cm; anche queste molto ben rifiorenti, ma poco profumate); Rose Ibrido di Moschata (rose che quasi sempre hanno il fiore semplice, che ricorda le roselline di campagna, quindi con solo 5 petali o comunque pochi raccolti in mazzetti, molto spesso vigorose e ben ramificate. Sono una delle pochissime categorie di rose ad accontentarsi anche di poco sole. I colori sono classici, e il profumo il più delle volte non è significativo) e Rose Ibrido di Tea, di cui abbiamo già parlato in un post precedente e che sono forse le rose più famose, ovvero quelle che si possono recidere (hanno un portamento eretto, fanno pochi steli ma molto grossi, ed in cima ad ogni stelo vi è un fiore singolo, di forma perfetta, spesso profumato, che se reciso nel momento giusto può rimanere in fiore fino a 10-15 giorni).



Paul Lede



Garden Princess

                                                                     Kathleen

Dal profumo che sento, capisco che ci stiamo avvicinando alle mie preferite: le antiche e le inglesi del mio adorato David Austin. Ecco infatti le regine di ogni roseto che si rispetti: Portland, Ibridi di Muscosa, Ibridi di Chinensis, Rose Botaniche, Ibridi di Spinosissima, Ibridi di Bracteata, Alba, Tea, Galliche, Bourbon, Ibrido Perpetuo, Rosa Rugosa, Ibrido di Roxburghii, Centifolia, Damascena e molte altre fanno parte della mia ultima ossessione: le rose antiche, dal profumo straordinario e, in alcuni casi, dalla prolungata rifiorenza.
Come sappiamo, alcune di queste varietà sono ottime anche in cucina o in cosmesi (ne parleremo in seguito).


Baron Girod de l'Ain, 1897

E dato che il primo amore non si scorda mai, mi fermo ammirata davanti ai capolavori di Austin, è lui il colpevole della mia passione (mio marito gliene sarà eternamente grato): dai colori sfumati o sgargianti, col fiore stradoppio grande, che spesso ricorda la forma del fiore della peonia; quasi sempre sono molto profumate. Hanno un portamento vigoroso, a tal punto che alcune varietà si possono tranquillamente coltivare come piccole rampicanti. Queste rose sono, in generale, molto generose nella rifiorenza.


 Perdita, David Austin


Lasciate le mie care inglesi, ecco le Rose Rampicanti: altra categoria molto ampia, che convenzionalmente contiene tutte quelle rose che hanno un’altezza minima di 200-250 cm. Ne esistono innumerevoli tipi, e si possono utilizzare per adornare la propria casa, oppure per fare siepi, oppure per ricoprire pergolati. Di solito la rifiorenza nelle rampicanti è più contenuta, ma in compenso esistono diverse varietà che sviluppano una foltissima e sanissima ramificazione. Poi vi sono rose eccezionali come la Filipes Kiftsgate, che può superare i 15 metri di sviluppo, leggende raccontano che superi anche i 20 metri.

 Gloire de Dijon

Poco distante intravedo piante da frutta e incontro la signora Adriana che con orgoglio, mi racconta che Rose Rifiorentissime non è solo un vivao di rose, infatti, l’Azienda si occupa dal 2003 anche della ricerca e rimessa in coltivazione di vecchie varietà di alberi da frutto bresciani,  di facile coltivazione, produttivi  e quindi ideali per il frutteto domestico.
Le varietà antiche sono molto resistenti alle malattie perché essendo state coltivate per secoli in un determinato territorio, si sono adattate agli specifici microclimi, quindi riescono a fruttificare bene senza dare molti problemi. Al contrario le varietà moderne sono selezionate per le coltivazioni intensive, quindi necessitano di notevoli concimazioni e di conseguenza di notevoli trattamenti antiparassitari. I frutti antichi hanno spesso anche una notevole serbevolezza, ossia la capacità di mantenersi (se conservati in ambiente non riscaldato) in alcuni casi anche 4-5 mesi, peculiarità preziosissima per chi vuol fare una sana dispensa.

La visita virtuale si conclude con la gioia di avere condiviso un sogno realizzato e con la speranza di potere presto aggirarmi sul serio tra gli affascinanti esemplari collezionati dalla famiglia Rizzonelli che ringrazio di cuore, in particolare di Giovanni per la generosità e la gentilezza con la quale ha accompagnato la creazione di questo post, per le informazioni che l'hanno reso possibile e per le splendide foto che mi ha inviato.

VIVAIO ROSE RIFIORENTISSIME
Via Portesi, 23 – Ciliverghe di Mazzano (BS)



martedì 19 luglio 2016

In un angolo del giardino

In un angolo del giardino, verso metà giugno, esplode un alto cespuglio tinto di rosa: le Dahlie, fiori a volte sottovalutati, ma dalla grande presenza scenica che, una volta terminata la propria esibizione spettacolare spariscono per riposare fino all'estate successiva. 

Queste amanti del sole sono ottime per le bordure miste tipiche del cottage garden. Ne esistono diverse varietà e prima di metterle a dimora è importante controllare l'altezza che raggiungeranno per non rovinare l'effetto d'insieme che si desidera ottenere:  le mie, ad esempio, raggiungono il metro di altezza, quindi stanno bene tutte insieme a formare un grosso cespuglio e in un un'aiuola mista dovrebbero essere posizionate sullo sfondo. 


Esistono, tuttavia, anche Dahlie di piccole dimensioni  (le nane o le pompom), ottime per un primo piano o per un muretto a portata di sguardo. 

Gli esperti consigliano di rimuovere i bulbi a fine estate e di posizionarli in una cassetta su un letto di sabbia da riporre in un luogo asciutto fino alla nuova messa a dimora che avverrà a primavera. Questa è una buona cosa per chi, come me, spesso sbaglia le posizioni degli impianti e prova a spostare le piante fino a raggiungere un buon risultato (e mi consolo perchè grandi giardiniere come Gertrude Jeckyll o Vita Sackville-West spostavano e rispostavano i fiori fino ad essere soddisfatte). Nel mio caso,  non è necessario riporre i bulbi perchè gli inverni miti della Liguria non li mettono in pericolo. 


Ma da dove arrivano questi fiori ormai così comuni nei nostri giardini?
Fu un botanico allievo di Linneo a scoprirle alla fine del 1700 in Messico. Andrea Dahl (da cui il nome della specie) riuscì a riprodurle per semina e le portò in Europa, nell'orto botanico di Madrid.  Nel 1804 furono portate a Berlino, dove lo studioso russo Georgi iniziò le ibridazioni (in alcuni paesei europei le Dahlie, infatti, vengono chiamate Georgine  in suo onore).

Oggi si contano circa 30 specie del genere Dahlia e più di 20.000 cultivar dalle mille forme e dai mille colori, vera ricchezza per ogni giardino.



Sabrina